Il primo sito che apre al mattino, scrive nel suo libro Cristiano Ferrarese, è quello dei grifoni. Se il Genoa perde, racconta, vive una sorta di straniamento doloroso che dura fino al giorno dopo. Ricorda qualcosa? E poi, certo. Il pianto al gol di Skuhravy contro l’Oviedo. La mazzata per la retrocessione in Serie C nel 2005, le giornate passate al ‘Tempio’ e le partite in tv dove si è trasferito. Ancora. Il Genoa è una cosa particolare: ha un Dio tutto suo, parafrasando una frase del prof. Scoglio. Ma anche tutto l’orgoglio. L’amore per il rosso e il blu: il cuore e il cielo. Ci sono frammenti consistenti di Genoa nella pubblicazione di questo autore uscita da poco. A titolo di cronaca, quale presentazione migliore della sua? Eccola.

Mi chiamo Cristiano Ferrarese, ho 44 anni e mi sento una persona fortunata di Cristiano Ferrarese (Edizioni Il Galeone, pp 256, Euro 15). Un italiano disilluso e un libro lapidario come un’invettiva, politicamente scorretto. C’è tutta l’autoironia e la rabbia repressa di ragazzo ligure, costretto a lasciare una Italia imbruttita fino al midollo. Un ex sindacalista schifato che tra mille difficoltà trova lavoro e soggiorno nella umida Bristol. Uno sfegatato tifoso del Genoa in esilio, in cerca di giustizia, tranquillità, dignità. Solo apparentemente Cristiano Ferrarese, autore e protagonista, narra la sua epopea quotidiana con rassegnazione, perché il suo “antidivismo” è pregno di forza, di sana memoria, di coraggio, quel coraggio delle nuove generazioni di italiani costretti a emigrare. Con uno stile frammentario e stilettato, Ferrarese, come in un jukebox impazzito, sembra, alla maniera di Giobbe Covatta, tratteggiare la sua personale “ruota della sfortuna”, nell’Inghilterra del dopo Blair, del dopo Cameron, tra precarietà, speranze e pericoli terroristici. Un’opera paradiaristica, amara e dal forte timbro civile, la confessione di un incantato osservatore, che come in un film di Stephen Frears, brilla della sua emarginazione.

Sono nato a Busalla (Ge) il 05/10/1970, ma ho vissuto la maggior parte della mia vita a Mantova, vivo a Bristol dal giugno del 2015 (dopo aver vissuto e lavorato a Londra tra il 1998 e il 1999) dove ho lavorato prima come portiere di notte in un hotel a cinque stelle e poi (da gennaio 2018) come operatore alla sicurezza in un centro commerciale. In Italia, dopo la laurea in filosofia ho fatto praticamente di tutto: vice responsabile supermercato, libraio in proprio, operaio, insegnante di storia e filosofia, responsabile ufficio acquisti ditta mobili ufficio, segretario camera del lavoro di Viadana (Mn), curatore di una mostra a Sabbioneta (Mn).

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