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1893 VS. 1897 Le Origini

(a cura di Aldo Padovano)

La sera di giovedì 7 settembre, il portone del civico numero 10 di via Palestro, nel nuovo cuore della città di Genova edificato poco più di una decina d’anni prima, era aperto. Alla spicciolata arrivarono dei singolari personaggi che, a vederli oggi, si sarebbe detto fossero appartenuti al Circolo Pickwick.

Se l’aspetto tradiva la loro provenienza, i loro cognomi – come si seppe più tardi – non potevano che confermarla: Charles De Grave Sells, S.Green, G.Blake, W.Riley, D.G.Fawcus, Sandys, E.De Thierry, Jonathan Summerhill Senior e Junior, e soprattutto Charles Alfred Payton. Questi, futuro baronetto dell’Impero Britannico, era il Console generale di S.M. la Regina Vittoria a Genova. E l’appartamento (all’interno 4) che accolse l’allegra compagnia d’Albione era proprio la sede del Consolato inglese nella Superba. La cerimonia che stava per andare in scena era l’ufficializzazione del circolo sportivo che da oltre un anno svolgeva una indefessa attività, àuspici e protagonisti i residenti britannici nel capoluogo ligure: il Genoa Cricket and Athletic Club.

La comunità inglese di Genova, come del resto quella svizzera e quella tedesca, era allora molto numerosa. Questo era dovuto soprattutto allo straordinario sviluppo che avevano avuto i traffici e di conseguenza il porto dopo l’apertura del Canale di Suez. Si dovette dunque cercare un campo di gioco ove effettuare le esercitazioni atletiche e le partite di cricket. Il gioco del calcio arrivava per ultimo anche perchè, data l’estrazione sociale dei componenti del circolo (erano quasi tutti quanto meno appartenenti alla medio alta borghesia) tale sport era considerato in Inghilterra un gioco per le classi meno agiate.

Era praticato dunque – a livello ultra dilettantesco – dai soci più giovani del Club che contava, oltre ai quadri dirigenziali, altri trenta soci effettivi. Il terreno di gioco fu messo a disposizione da Wilson e McLaren, due industriali scozzesi che possedevano una fabbrica situata nell’attuale delegazione di Sampierdarena, nella Piazza d’Armi del Campasso (nelle adiacenze dell’attuale via Walter Fillak). Le partite venivano giocate al sabato e la sede operativa era la locale trattoria Gina.

Ma circa tre anni dopo la fondazione arrivò a Genova colui che può essere considerato a buon diritto il fondatore del calcio in Italia. Era un medico trasferito dall’Inghilterra a Genova per curare i marinai inglesi delle navi carboniere. Coltissimo, appassionato di religioni orientali, conosceva perfettamente tra le altre lingue il sanscrito ed il greco, viaggiatore instancabile, corrispondente per il Daily Mail, appassionato di pugilato, filantropo, durante il suo soggiorno genovese si dedicò al sostentamento dei trovatelli e nel 1910 avrebbe fondato la sezione italiana dei boy-scout: ecco, dunque, James Richardson Spensley.

Ma Spensley era soprattutto un grande appassionato di football, sport che praticava regolarmente. Cominciò così ad allestire una vera e propria squadra di calcio sul modello di quelle britanniche. Si occupava di arruolare per le partite del sabato gli equipaggi delle navi inglesi alla fonda nel porto e talvolta anche gli operai, sempre di nazionalità anglosassone, delle ferriere Bruzzo.

Nell’assemblea del 10 aprile 1897 riuscì a far passare la sua mozione per l’ingresso nel Club di soci italiani (fino a 50 all’inizio, senza limite dopo alcuni anni).

Ed infine, qualche mese dopo, poichè il campo di Sampierdarena era ormai insufficiente alle esigenze della squadra, ne trovò uno nuovo in un’altra zona della città – a Ponte Carrega – lungo le rive del torrente Bisagno, all’interno dello spazio utilizzato dalla Società Ginnastica Colombo come pista velocipedistica…