1912 VS. 1915 Il Genoa d’Oro (seconda parte)

Il Genoa volle (e riuscì) a strafare andando a vincere tra il 1910 e il 1921 tutti e sette gli incontri consecutivamente: Casteggio (12-1) e poi Milan (2 volte), Pro Vercelli, Andrea Doria, Alessandria e infine ancora l’Andrea Doria che non si dava per vinta soprattutto sul suo campo situato dal 1909 tra il muro di cinta delle carceri di Marassi e lo stadio del Genoa. Al campionato 1912-13 parteciparono ben 30 squadre divise in tre gironi settentrionali e tre meridionali. Il Genoa, che arrivò secondo in quello ligure-lombardo e poi in quello finale, incappando nel solito arresto a opera della Pro Vercelli, fu costretto a ripiegare al secondo posto a pari merito con un’altra forte compagine che in quegli anni stava venendo fuori alla grande: i nerostellati del Casale. Ma il Genoa non demordeva e continuava – tassello dopo tassello – a costruire una squadra sempre più forte. Geo Davidson, un imprenditore scozzese trapiantato a Genova e uno dei soci fondatori del vecchio Athletic Club, nell’estate del 1913 decise di assumere la presidenza del Genoa. Davidson non perse tempo e ancor prima di essere ufficialmente investito dell’onorifica (e onerosa) carica (cosa che avvenne il 9 ottobre successivo) si diede immediatamente da fare per trovare i rinforzi adeguati. E senza badare a spese. Da tempo aveva adocchiato un giovanissimo terzino che tre anni prima, appena sedicenne, aveva esordito in Nazionale e che nel campionato testé terminato aveva messo in mostra le sue straordinarie doti. Renzo De Vecchi – questo il suo nome – proprio in quei giorni si trovava in disaccordo con la dirigenza della sua squadra, il Milan. Davidson lo convocò e lo convinse, lui milanese, ad entrare nelle fila del Genoa dietro un congruo compenso. Ma altri giocatori erano nel mirino dell’intraprendente scozzese, che può essere considerato a buon diritto il primo presidente mecenate della storia del calcio italiano e sicuramente il principale artefice di un altro primato andato ad arricchire il carniere del Grifone. Il Genoa – secondo la Federazione di quei tempi – era accusato di aver scatenato qualche cosa di paragonabile alla cosiddetta sentenza Bosman dei nostri giorni: il professionismo nell’allora (ufficialmente) dilettantesco mondo del calcio. Se era passato inosservato, almeno sotto l’aspetto economico, il trasferimento di De Vecchi al Genoa, il passaggio nelle fila rossoblù di Attilio Fresia dall’Andrea Doria per 400 lire e quello ancora più grave dei doriani Sardi e Santamaria per 1600 lire a testa fecero esplodere la santa barbara della Federazione: si chiese la radiazione del Genoa dai ranghi federali, l’espulsione dei suoi dirigenti, la sospensione a vita dei giocatori…tutto per fortuna si ridimensionò, grazie anche alla grande abilità oratoria di Edoardo Pasteur che – in un processo intentato contro il Genoa – riuscì a convincere i giudici della buona fede dei dirigenti rossoblù. Il campionato 1913-14 fu – nonostante tutto – un ulteriore passo di avvicinamento all’agognata meta della vittoria finale che mancava ormai da dieci anni. Una vita, per il Genoa di allora. Il Genoa si qualificò al girone finale eliminando – tra le altre – nientepopodimeno che la Pro Vercelli sconfitta nella propria tana (per la prima volta in campionato) per uno a zero. Tuttavia la vittoria finale arrise a un’altra società piemontese – il Casale – che superò a Genova il Grifone nella partita d’esordio del girone finale in uno spasmodico incontro che vide i nerostellati segnare a pochi minuti dalla fine il contestatissimo goal del 2 a 1 dopo che Grant aveva riagguantato il pareggio. Il 4 ottobre 1914 inizia il nuovo campionato e il Genoa – ancora una volta condannato a pagare una multa e la squalifica del campo per aver “acquistato” Berardo e Mattea dal Casale – aggiunge un altro ennesimo primato alla sua già lunga schiera: segna 16 goal sul campo del malcapitato Acqui FBC, un record difficilmente battibile in una competizione ufficiale. Ma gli uomini di Garbutt in questa stagione sono una vera e propria macchina da goal. Tra gli altri “fanno fuori” squadroni come la Juventus (4-0 e 5-2), l’Internazionale (5-3 e 3-1) e il Milan (3-0) a Milano. Manca una giornata al termine. La classifica vede il Genoa primo a due punti dal Torino. Ma all’ultimo momento giunge un dispaccio dalla Federazione: il campionato è sospeso in quanto è prevista per il giorno dopo – il 24 maggio – la mobilitazione generale: l’Italia entra in guerra contro l’Austria. La rabbia prima e lo sconforto poi, vista l’inutilità delle proteste della Società, sono grandi. Ancora una volta la sfortuna e che sfortuna, ma evidentemente non solo per il Genoa – si era messa nel mezzo. E – ironia della sorte – adesso che l’Italia si schierava a fianco dell’Inghilterra, il Genoa aveva allestito una squadra composta quasi esclusivamente da elementi autoctoni se si escludono l’allenatore e l’ala destra: Rolla, Casanova, De Vecchi, Pella, Magni, Leale, Wallsingham, Berardo, Sardi, Santamaria, Mariani.