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GALABINOV: “SCUSATE IL RITARDO”

15 luglio 2017, 12:20

 

 

E vada per la gavetta se poi, partendo dal fondo, si arriva sino in paradiso. Le porte della Serie A Tim si sono aperte per Andrej Galabinov. Un autentico globe-trotter trasferitosi giovanissimo in Italia con la famiglia. Dai campi della Serie D, sino al massimo campionato. A canestro in questa stagione con la maglia del club più antico in Italia. L’occasione della vita per il nazionale bulgaro, cresciuto in realtà in una famiglia soprattutto di pallavolisti. O per meglio dire di campioni. A partire dal papà, capitano della nazionale a 15 anni. Scusate il ritardo. Con lacrime e sudore le favole possono diventare realtà. “Da tempo avevo l’ambizione di arrivare in alto, sono contento di questa crescita professionale offertami dal Genoa. L’obiettivo è cercare di mettere in difficoltà mister Juric nelle scelte. Mi ha fatto una buonissima impressione in questi primi giorni di ritiro. L’impresa firmata con il Crotone è stata semplicemente straordinaria. Dare il massimo non è mai stato un problema. So che non è facile trovare spazio per nessuno, ma prometto di dare tutto per aiutare la squadra. Più giocatori bravi ci sono, meglio è per tutti. La concorrenza è sempre uno stimolo per migliorare e fare bene. In passato il Genoa ha lanciato tanti attaccanti di valore, spero di ripercorrere le orme di chi mi ha preceduto. Il nostro gioco prevede tanti cross dalla fasce, manna dal cielo per chi come me in area si trova a proprio agio. Nelle esperienze maturate mi sono impratichito un po’ di tutti i moduli e schemi. Da quattro anni inseguivo la Serie A, a livello di gol sono andato spesso e volentieri in doppia cifra. Chi è capace di segnare non perde il vizio, anche se la Serie A presenta difficoltà maggiori. Di testa e di piedi me la cavo in ogni modo. Sono partito da zero, senza conoscenze e ho la fame giusta per cogliere l’opportunità. Mio padre mi ha insegnato il valore dell’alimentazione, del rispetto, della serietà. E che lo sport va vissuto come una passione, non solo come un lavoro”.