PERINETTI: “STARO’ VICINO ALLA SQUADRA”

12 ottobre 2017, 15:57

 

Un luminare del calcio al capezzale di una squadra alla ricerca di risultati. E di un vento che inizi a girare dalla parte giusta. Occhiali rossoblù inforcati davanti a pagine di appunti. Piccoli dettagli che rendono la statura del personaggio. Un capitano di lungo corso. Un’istituzione negli ambienti del calcio italiano, come indicano la carica di consigliere nell’associazione dei direttori sportivi e di componente della commissione dei ds presso la Figc. “Vi ringrazio tutti di essere qui e mi scuso per la ritardata convocazione della conferenza. Desidero in primo luogo ringraziare il presidente Tacopina e il Venezia che mi hanno permesso di essere qui oggi, salutare i miei ex collaboratori e i veneziani per l’affetto di cui mi hanno gratificato in questi due anni. Sono arrivato al Genoa per lavorare nella maniera più proficua. Alla chiamata del presidente Preziosi ho risposto subito sì, sapendo di poter abbinare situazioni professionali ed emotive. A undici anni andai allo stadio per la prima volta e vidi proprio un Lazio-Genoa. Era l’anno 1962 e i colori rossoblù, un binomio magico, mi sono rimasti dentro. Posso snocciolare ancora quella formazione. Sono onorato di poter servire questo club”.

Chi la dura, la vince. Il Genoa ha centrato un lungo inseguimento, andato avanti per mari e monti in un passato più o meno recente. ”Per quattro volte la famiglia Preziosi mi aveva offerto di lavorare per loro. Una volta si era realizzata a Como, per un breve periodo. Un’altra volta fu a Firenze, quando Preziosi era in procinto di prendere la Fiorentina. Sono ben felice di arrivare ora, con questa classifica precaria ma ingiusta. Sono attestazioni importanti per un professionista. In questo poco tempo ho avuto modo di apprezzare il senso di appartenenza che ho riscontrato nei dipendenti del Genoa. Lo stesso che si ritrova in una tifoseria conosciuta da tutti. Qui viene richiesto l’impegno ancor prima della vittoria. Lo spirito che si sente a Marassi è bellissimo e l’ho riscontrato anche nei dirigenti. Molti me ne avevano parlato, da Turone a Nela e Simoni, passando per Martina, Pruzzo e Conti. Tutti mi avevano parlato del Genoa in questa maniera speciale e identitaria. Le motivazioni sono forti. Non solo di ricordi dobbiamo parlare, ma soprattutto di lavoro e di presente. Sono venuto per dare il mio piccolo contributo. Le dinamiche societarie ci diranno se sarà un rapporto che potrà continuare. Ho firmato per tre anni. Alla fine di ogni stagione è mia abitudine rimettere il mandato nelle mani di chi deve valutare il mio lavoro”.

 

 

Per una classifica che piange serve una iniezione di punti e una buona dose di positività. Inutile recriminare sul latte versato. Meglio rimboccarsi le maniche sapendo che le vittorie aiutano a vincere. “Se la situazione è deficitaria è anche per infortuni e assenze. Il mio primo pensiero è quello di stare vicino alla squadra per rasserenare gli animi, portando la mia esperienza. Ho trovato un mister come Juric motivatissimo, un tecnico propositivo e con grandi idee. Mi piace molto il suo modo di ragionare calcio. Spero che sarà più fortunato nei risultati. La squadra mi sembra presa da ciò che fa, si allena intensamente, dimostra volontà di riscatto ed è formata da un gruppo coeso. Quando una società riesce ad isolare la squadra da ciò che accade fuori, riesce a fare meglio in campo. È quello che cercheremo di fare. Il calcio è la mia vita, un lavoro a 360° e h24. Ho portato un solo collaboratore, Giampaolo Marcheggiani, che si occuperà di scouting con il ds Donatelli. Cercherò di aiutare anche Sbravati e i suoi uomini nello scouting giovanile. E’ inutile sottolineare come sia difficile mantenere giocatori bandiera per tanto tempo nel calcio attuale. Spesso una società è costretta a vendere: la cosa importante è sostituire bene i partenti. Lo scouting è necessario per avere i giusti ricambi”.

Serenità e pacatezza sono un tratto distintivo, come la determinazione ad afferrare gli obiettivi. ”Spero di poter lavorare con la positività che mi anima, in un ambiente che ama il calcio e in cui la tifoseria, essenza del calcio, è fondamentale e fortificante per tutti. Speriamo che i risultati siano migliori di quanto abbiamo programmato: Preziosi è motivato e mi ha chiesto di fare il meglio per la società. La tifoseria genoana incarna il vero tifo all’italiana, sporcato dalle dinamiche del calcio business. Dimentichiamo che dobbiamo rispettare chi vive il calcio in questa maniera. Partecipiamo a un business, ma dobbiamo rispettare i sentimenti popolari e una tifoseria che esprime qualcosa di particolare. Vogliamo cercare un dialogo con l’intento di far capire che stiamo lavorando per costruire e vogliamo farlo attraverso i fatti, senza troppe parole. E il futuro potrebbe essere anche una vendita. Non sono venuto qui per fare il fenomeno. Voglio stare vicino alla squadra. Aver perso le partite con un solo gol di scarto deve portare a registrare qualcosina per superare il momento contingente. Un dato fondamentale è trovare qualche piccola accortezza per fare meglio. La squadra è stata costruita con accortezza, a gennaio vedremo se ci sarà da apportare qualche investimento. Lavoreremo per questo e faremo ciò che c’è da fare. Non vedo drammi nell’ipotesi di un cambio societario: noi dobbiamo produrre spettacolo e risultati sportivi. A questo dobbiamo dedicarci. Ci vogliono più decisione e grinta. Il calcio vive di personalità incisive, forti. La mia più grande certezza è il dubbio”.