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SIMEONE: “ALL’ANDATA IMPARAI UNA COSA”

20 aprile 2017, 13:42

 

Bum, bum. E poi ancora bum. Tre reti in meno di mezzora e Vecchia Signora al tappeto. Clic, clic, clic. Un’impresa che solo il Genoa di mister Juric ha centrato in questa stagione, in Italia e in Europa, contrassegnata dallo strapotere della Juventus. Clap, clap per la qualificazione alle semifinali di Champions League. Ci guadagna l’immagine del calcio italiano. Zero reti subite dal Barcellona in 180 e passa minuti. Ma come dimenticare una di quelle giornate che restano indelebili in chi li ha vissute? Come una macchia che non si smacchia. Una caramella che resta incollata alla carta. Un’immagine che non si stacca dalla retina. Figuriamoci se poi le emozioni le hai fatte a strisce e indossavi la maglia numero nove. A quarti rossi e blu. Il rosso e il blu non hanno alcun rapporto tra di loro, ma grazie al loro contrasto spirituale, ci appaiono oggi una delle più alte forme di armonia (Wassily Kandinsky, Lo Spirituale nell’arte, 1910). Tratta da una citazione comparsa sul blog dei tifosi. Non è così? “Fu una giornata magica la gara di andata” racconta Giovanni Simeone. Ventuno anno. Undici reti alla prima stagione in Serie A Tim. E non è ancora finita. “Quel giorno imparai una cosa molto importante: ad avere più fiducia in me stesso. A credere che tutto può diventare possibile, se hai la forza di crederci e di cercare la tua strada”.

 
Lo stadio Ferraris al centro della cuccagna. Con quegli spioventi in area come premi da tirare giù dall’albero per gonfiare la rete. Sotto la Gradinata Nord. Morsi da cobra nei sedici metri. Prima doppietta in Italia. La gioia fisica, gli abbracci con i compagni, i complimenti di papà. Un altro che i conti con la Juve potrebbe doverli fare a breve. E poi. Poi quei titoli sui giornali come “Pesto alla Genoana”. Basilico doc. Difficile pensare di ripetersi a Torino, ma se hai il fuoco dentro chissà. “Fissare con lo sguardo una fiamma è un esercizio che eseguo per allenare la concentrazione e mantenerla il più a lungo possibile. Me lo ha insegnato Rincon. Con me funziona”. Non solo video giochi da Millennial per addestrare i riflessi. Evviva. Giovanni da Buenos Aires, mica è nato a Madrid, ha ritrovato il gol e mai ha perso il sorriso. Gli occhi brillano davanti alla classifica dei gol in rapporto ai tiri effettuati. Undici reti con venticinque tiri. La media di quasi un gol ogni due tentativi. Meglio del pipita Higuain (2,69) e del gigante Dzeko (3,04). “E’ un onore essere davanti a loro, però basta intendersi. Da campioni così ho tutto da imparare e li ammiro per le loro straordinarie qualità. Grazie ai consigli del mister, e all’aiuto dei compagni, so di avere molti margini di miglioramento”. Bum, bum. E poi ancora bum.