Fedele seguace del 4-2-4, cranio rasato e fisico scultoreo. Il 10 agosto del 1964 Paulo Amaral giunge a Mondovì, luogo del ritiro del Grifone, per prendere le redini del team rossoblù dopo la prematura scomparsa di Beniamino Santos. Un personaggio tutto d’un pezzo, tagliato con l’accetta. Poche smussature, tanti spigoli, ma anche due Coppe del Mondo in bacheca in veste di preparatore atletico del Brasile (’58 e 62′) e un secondo posto alla guida della Juve di Sivori. Un vero e proprio sergente di ferro carioca. Sostenitore incallito della ‘zona’ contro ogni italianismo dell’epoca, a causa delle preparazioni durissime e dei diktat tattici in controtendenza, la convivenza con le rose a disposizione poteva risultare difficile. Restò alla guida del Genoa per otto partite, poi risultati non all’altezza portarono all’esonero. Continuò a diffondere il suo calcio in giro per il mondo. Ritorno in Brasile, panchina della nazionale del Paraguay, Porto e Al-Hilal. Tutti messi in riga dal ‘sergente’.

 

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