“Eh mih”. Eh mih… Grazie Ugo. In due parole, sulla maglia che ti avvolge come una coperta, abbiamo scritto tutto. Raccolto il senso del dolore, la gratitudine che ti dobbiamo. Sintetici come piace a te. Zeneixe di sostanza. Mica amante della forma. Le lacrime del cielo, e quelle cadute a terra. Qui, nella chiesa di piazza Baracca, avevi portato all’altare la tua Elda. “Ugo era un soldato, pacifista, inossidabile. Come il suo sentire per il Genoa…”. Il saluto dei tuoi cari inizia così. Chissà se ti scappa un sorriso. Borbottavi un pochino. Poi ci riuscivi persino con il tipo con la barba. Ricordi? Veniva a rompere le scatole ai cancelli, su di giri… In un angolo c’è pure lui a dirti ciao. Passavi oltre, guardavi dentro. Ecco i ragazzi della Primavera con il labaro. Il capitano Bianchi, Masini, Rovella. Sui pulmini partiti da Villa Rostan insieme agli altri. E poi gli amici di Villa Gavotti, Multedo. Bolzaneto, dove riposi. Insieme al gonfalone della Croce Bianca, spicca quello di ‘Milio’, del Genoa Club Sestri Ponente, sì. Salutacelo lassù. Passavi una mezzoretta e mica resistevi. “Quanti abbonamenti abbiamo fatto?”. La corona del Genoa. Il cuscino sopra di te. Rossi e blu sgargianti, i fiori, a forma di salvagente. Ci sono i giornalisti che facevi entrare. Prima di corrergli dietro per farli parcheggiare. “Mai una parola contro, eh mih. Mai pensavi di essere indispensabile, solo utile”. Oddio, se non c’eri, erano guai. L’angelo custode del Genoa, resterai così. Sei nella nostra storia. Come gli angeli che proteggono questa chiesa. Come gli angeli del presepe qui accanto a te, in mezzo alle statue di marmo che ricordano quelle del Pio. La tua casa, la tua famiglia.

 

 

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14-08-2022 20:45