Il Genoa nel sangue, dna rossoblù. Attilio Perotti e il Grifone. Una storia cucita con la stoffa dei ruoli ricoperti, un’appartenenza che fa luce come il faro della Lanterna. Sette stagioni da giocatore in mezzo a discese e risalite, promozioni e retrocessioni. Gli anni di Grosso e Turone, Ferrari e Derlin, Rosato e Corradi. Dell’era di ‘Sandokan’ Silvestri (“creò un gruppo fantastico” ricorda ogni volta) e delle prime capocciate del bomber Pruzzo. Una catena di 188 match ufficiali e 7 gol ruota intorno al suo nome. Responsabile del settore giovanile. Allenatore ed educatore di ragazzi. La scuola di Attilio Perotti, nato il 3 marzo del ‘46. “Da Eranio a Rotella, da Sbravati a Nela: in parecchi passarono di qui…”. E poi tre cicli come tecnico della prima squadra. Nel primo sostituì la roccia Tarcisio Burgnich, nel secondo l’amico Gigi Simoni, nel terzo il collega Giovanni Vavassori. Gioie e delusioni. Uno score niente male in 119 panchine: 41 vittorie, 48 pareggi e 30 sconfitte. La certezza: “Amo il Genoa. A modo mio”.

 

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