Il Genoa resta in partita fino all’ultimo, paga troppo salato un gol di differenza e recrimina specie per il finale, quando si fa sotto ma non vede premiati gli sforzi. Il piatto piange.

Regna uno spiccato equilibrio nel primo tempo, rotto poco dopo la mezz’ora da De Paul. È lui a spostare l’ago della bilancia. Il siluro dell’argentino, un  conto aperto visti i precedenti, è appuntito come il campanile di una chiesa e toglie le ragnatele nell’angolino. Forse l’unica opportunità di spessore costruita dai padroni di casa. Tant’è. Squadre a specchio, linee strette, chiusure precise. Due squadre che si sbattono contro, i rispettivi imbuti risucchiano i tentativi. Il Genoa tiene con ordine e punge a fatica. Una montagna da scalare entrare nell’area di Musso. Il terreno viscido complica i piani. C’è (quasi) sempre un uomo, da una parte e l’altra, a sbarrare la strada e far vincere la prudenza. Dare ritmo è un’impresa da titani: giusto qualche angolo, qualche cross. Ci prova Bani, in libera uscita, a indirizzare uno spiovente di Pellegrini scaturito da piazzato. La mira è errata. A Pandev e Scamacca, il tandem di attacco, arrivano pochi palloni giocabili. Per l’Udinese il massimo risultato con il minimo sforzo, la prima frazione la chiudiamo sotto.

Il Grifone riparte con animo nella ripresa, senza l’infortunato Biraschi al suo posto c’è Goldaniga. In avvio funzionano di più le antenne che intercettano gli avversari, di quelle deputate alle transizioni e alla trasmissione della sfera. Una bordata da posizione laterale di Pellegrini non trova la porta, però scalda la determinazione di accelerare le operazioni. Le urla di incoraggiamento di mister Maran si sentono fino in tribuna. Dentro Shomurodov e Zajc, ci proviamo con forze fresche. Interruzioni e perdite di tempo aumentano il coefficiente di difficoltà. Il giro palla migliora, conquistiamo metri. Manca il guizzo per rimettere il punteggio sui binari. I friulani arretrano e alzano il muro. Il Genoa è generoso e si distende alla ricerca del gol per evitare il sorpasso, anche se non si vede la luce in fondo al tunnel. Le fasce diventano un territorio rossoblu’ per il forcing conclusivo, intanto che De Paul scheggia la traversa su punizione, tra l’ingresso di Parigini e quello di Destro. È quasi il tramonto di una partita che concentra l’amarezza di un miracolo di Musso e poco dopo di un gol annullato a Scamacca nel recupero per fuorigioco. Quando non va, non va. Per pochi centimetri il piede è avanti. E il fardello aumenta con l’espulsione di Perin.

 

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