Il Genoa sfiora l’impresa in Coppa Italia rimontando due reti alla Juventus e portandola sino ai tempi supplementari. Una grande ripresa non basta per superare il turno, ma i segnali di crescita rappresentano una polizza sul futuro.

Nel primo tempo la Juve tiene il pallino senza eccedere, fertilizza il terreno per verticalizzare e trova il vantaggio alla prima occasione utile. L’imbucata per Kulusevski viene sfruttata dallo svedese con un diagonale che buca Paleari dentro l’area. Poi il portiere si prende la rivincita intercettando un’altra conclusione ravvicinata sempre del 44. Non c’è Pirlo in campo a insegnare calcio, ma il giro palla degli avversari è una trappola che scatta puntuale come i DPCM piovuti sulle nostre teste. Sulla sinistra Czyborra porta acqua dando vita a un bel duello con il giovane Wesley. Il raddoppio a metà frazione è una doccia ghiacciata. Stavolta è l’altra punta, Morata, a infilarsi tra le maglie allargate e colpire con un rasoterra sul primo palo dopo una combinazione di prima. È già finita? Pazza idea. Accorciamo le distanze sfondando sulla destra con un’azione ariosa: Goldaniga disegna l’assist e Czyborra di testa incrocia verso l’angolo lontano. Primo gol in rossoblu’ del tedesco e una boccata d’aria per il team. Paleari dice no a una parabola dipinta da Bernardeschi che cerca il tris da pochi metri. Soffriamo ma non ci pieghiamo, alziamo il baricentro e copriamo meglio il fianco alle incursioni. Restiamo in partita andando al riposo sotto di una lunghezza.

Ripartiamo con altro piglio e gli stessi, opponendoci con la freschezza di stambecchi come Rovella e Melegoni che saltellano sulla mediana per uscire dal mirino. Morata maramaldeggia, sinistro, destro, sinistro con Paleari che respinge la battuta a rete. La risposta bussa alla porta. Finta e contro finta al limite dei sedici metri, Pjaca fa vedere le sue qualità scaricando sulla traversa una fiondata d’interno con Buffon di sale. Per una questione di centimetri sfugge il pareggio. Teniamo il campo con personalità e chiudiamo le autostrade centrali troppo libere in precedenza. Con i cambi di gioco cerchiamo di mettere in azione gli esterni in fase di possesso. Sui loro piedi oscilla, con alterni successi come in un grafico di borsa, il grado di pericolosità della manovra. Dietro il debuttante Dumbravanu sale di tono e da’ il suo contributo. Il Genoa è in arnese e occupa la metà campo piemontese con convinzione alla ricerca del 2-2. Prova che ti riprova eccolo con un eurogol di Melegoni che toglie le ragnatele dal sette con un destro dalla distanza potente e vellutato. Tutto da rifare! Siamo compatti e mostriamo il muso. L’ombra dei supplementari si staglia come il Monviso sulle cime confinanti con pochi minuti da giocare. Proprio così. Tutto rimandato alle appendici aggiuntive grazie a una grande prova di orgoglio e organizzazione nella ripresa.

Il p.t.s. apre il sipario con uno spunto di Scamacca (angolo) e uno di Morata (parata). Paleari si supera su una deviazione aerea di Rabiot ispirata da un corner. Il primo cambio di Ballardini porta all’ingresso di Males. La Juve preme e raccatta angoli, mentre il Genoa resiste sinché ce la fa, incassando lo svantaggio allo scadere. È Rafia in mischia a decidere approfittando di un paio di carambole. Il s.t.s. inizia con Radovanovic sul terreno di gioco in un pacchetto arretrato a tre. I bianconeri amministrano, dalla nostra la stanchezza si fa sentire. Mica demordiamo. Andiamo anzi a un passo dal 3-3 con una capocciata di Radovanovic salvata sulla linea da Arthur. Un’opportunità gigante! Paleari, sempre lui, tiene viva la speranza smanacciando una botta di Kulusevski. Lerager fionda verso lo specchio il pallone e guadagna un angolo. Finisce 3-2 per i padroni di casa. Il Grifone esce a testa altissima dalla Coppa Italia.

 

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