Solo il calcio sa regalare certe emozioni. Un’altalena di su e giù indicibile. Alla fine il Genoa pareggia e resta in Serie A. Olè! E’ andata anche questa. Il primo squillo in area suona dopo trenta secondi. Sul lancio in profondità la girata potente di Muriel finisce tra le braccia di Radu. Clic. In campo la tensione si taglia a fette come in tribuna. I tremila arrivati dalla Liguria tengono botta davanti alle ondate di tifo della marea viola. A soffrire in tribuna c’è il presidente Preziosi. I padroni di casa mantengono il pallino del gioco. Criscito e compagni rispondono con azioni di alleggerimento, senza trovare profondità nelle incursioni. Si gioca su entrambi i lati per cavare il classico ragno dal buco. Le ragnatele di centrocampo inghiottiscono però tutto e tutti. La prima ammonizione è a carico di Fernandes per un fallaccio su Pandev. Ci sono tante partite in una, tendendo le orecchie ai risultati che maturano sugli altri campi. Mister Prandelli si sbraccia davanti alla panchina come i direttori corse di una volta sotto il traguardo dei gran premi. Il Grifone si fa minaccioso con una punizione velenosa di Veloso, Lafont tra i pali getta acqua sul fuoco e respinge. I colpi non mancano da una parte e l’altra. Ne fa le spese Romero, che si rialza a fatica dopo un tackle con Chiesa. Le due difese usano il bazooka per respingere più lontano possibile ogni cosa che si muova. “Genoa facci un gol” cantano dal settore ospiti. La pioggia è un nemico in più per la linearità dei passaggi e la pulizia dei fraseggi. Prima dell’intervallo è una stoccata di Muriel a far correre i brividi sulla schiena, la palla rimbalza sulla frangi-flutti rossoblù schizzando sul fondo. Si va al riposo sul risultato di 0-0.

Gli stessi ventidue si ripresentano sul terreno. Ci sono ancora 45 minuti più recupero prima che venga letta la sentenza. La felicità per un’assoluzione, la tristezza per una condanna. Le notizie che arrivano via etere volgono al brutto. C’è da tenere i nervi saldi e provare il tutto per tutto per sfangarla. E’ più sciolta la manovra di Bessa e soci in questo avvio bis. Contrordine, compagni. L’inerzia cambia con il variare dei verdetti degli incontri che si giocano altrove. Adesso il Vecchio Balordo, se finissero così le altre gare, salverebbe le penne. Le palpitazioni indotte tra quello che succede a Firenze e ciò che avviene in questo ultimo turno, allargando gli orizzonti, mettono a rischio la salute. Il conto alla rovescia procede senza soluzione di continuità. Fuori i rosari. ‘Dagghe Zena’. La sofferenza monta come una torta della nonna in forno. Ecco Chiesa che la mette in mezzo, Radu battezza fuori la traiettoria e fa bene. E’ solo angolo. Le occasioni da gol latitano, intanto che si inizia a intravedere il rettilineo finale. Resta ancora un quarto d’ora da giocare prima di mettere sotto il braccio il tredicesimo campionato consecutivo nella massima serie. Cambia di nuovo tutto. Il Genoa andrebbe giù dopo il pareggio che gela tutti a San Siro. Muriel crea, Chiesa conclude, Radu salva. E’ un terno al lotto. Dentro Sanabria per l’infortunato Pereira. C’è più nulla da difendere. Ma nel frattempo altro ribaltone. Scialuppe in mare. La salvezza è di nuovo alla vista. Rolon rileva Bessa. L’attesa è premiata. Finisce 0-0 e va benissimo così. Yeah!!!

 

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28-01-2023 16:15
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