Nono risultato utile consecutivo in casa come non accadeva dal 2011. Il ventiduesimo punto del 2021. Tra Genoa e Fiorentina finisce 1-1. Resta il rammarico per l’uomo in più nella ripresa e un episodio nel recupero su cui restano dubbi per un possibile rigore a favore.

È una partita a scacchi all’inizio con le squadre attente in fase di copertura. ‘Balla’ premiato per le 100 panchine schiera la doppia torre Destro e Scamacca in attacco. E ci vede lungo. Il primo squillo è però degli ospiti su palla inattiva, la deviazione di Milenkovic è un bacio a Perin. Il Grifone accende la brace e passa in vantaggio con un’azione ariosa. Cotta e mangiata. Il cross di Zappacosta innesca la sponda di Scamacca e Destro insacca il decimo in campionato. In doppia cifra con quattro maglie diverse, quindicesimo a riuscirci in Serie A. C’è il sole al Ferraris, prima della doccia gelata. Purple rain. L’ex Badelj e compagni ostruiscono le direttrici di gioco davanti all’area, ma Vlahovic sfugge alla guardia e con il mancino trova il pareggio in diagonale. Una pennellata di acquerello. Si torna in equilibrio tra ritmi bassi e improvvise fiammate. Sul suo binario Zappacosta fila come un treno ed è puntuale negli inserimenti. I portieri sbrigano l’amministrazione senza fare i conti con conclusioni pericolose. La Fiorentina manovra di più con i propri palleggiatori, il Genoa risponde colpo su colpo ed è sempre vivo. Una rovesciata di Castrovilli fuori misura anticipa l’intervallo. Poche emozioni, ma la sfida è piacevole.

Si riparte con gli stessi prima dei cambi che rimodellano le consegne. Il Vecchio Balordo inizia con personalità per affondare i colpi, costruendo il gioco da dietro e verticalizzando con i lanci per trovare le punte. Ribery lascia i compagni in dieci per un’entrata su Zappacosta da codice rosso. Il 77 si rialza ed è già una buona notizia. Prendiamo campo e catapultiamo palle nel mezzo. La Viola non sfiorisce, stringe i petali per sopperire all’inferiorità numerica. Come Penelope tessiamo la tela e ci proponiamo con continuità. A caccia di un’invenzione per fare saltare il bunker davanti a Dragowski. Scamacca fa partire un bolide sul fondo. Dentro Zajc per sfregare nella lampada e chissà. È Bonaventura ad avere una opportunità che sfuma sopra la traversa. Sarebbe il caso di mollare gli ormeggi e prendere il largo a tutta. Entrano Pjaca e Ghiglione. I nuovi ingressi apportano vitamine per cercare il succo. La volontà c’è, manca concretezza. I toscani si arroccano nel castello senza correre veri rischi. Le lancette corrono e i minuti passano. Per il forcing finale ci sono anche Melegoni e Shomurodov, ma la sinfonia ricalca lo stesso spartito, prima dell’atterramento di Zappacosta che fa gridare al penalty. Nell’uovo di Pasqua resta un punticino, meglio che niente per dirla con Catalano.

 

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