Termina con il risultato più comune (1-1) nella storia delle stracittadine il derby n 123. Avanti nel punteggio, veniamo ripresi. Marchiamo il punto e mister Ballardini mantiene l’imbattibilita’ nelle partite più sentite (2 vittorie e 3 pareggi).

Derby, basta la parola. Ci sono tutti gli ingredienti di un buon minestrone genovese a parte uno. Per la quarta volta consecutiva si gioca senza pubblico. Il fuoco lo accendono i protagonisti, senza fase di studio, dando vita a un bel primo tempo. Tattico finché si vuole, ma per vincere. L’unica occasione da rete è di marca Genoa. Dall’avvio un’azione da una parte, una dall’altra: si va avanti così. Perin e Audero sbrigano più che altro l’ordinaria amministrazione, giusto qualche presa. Le squadre ricercano le verticalizzazioni e provano ad affondare i colpi. La tensione  si scioglie come il formaggio sulla focaccia di Recco. Il Grifone manovra con il compasso. Trova in Badelj e Strootman i riferimenti per uscire e non disdegna i lanci centrali per innescare Shomurodov e Destro senza risultati. Gli ospiti partono con maggiore brio, perdendolo strada facendo e subendo nella seconda parte. L’equilibrio è l’asse sui cui si sposta la partita. Pochi tiri fuori misura, le interruzioni spezzano il ritmo. I brividi corrono sulla schiena dei doriani quando Zajc, nel tentativo di crossare, specialità dei blucerchiati, colpisce l’incrocio con il portiere fuori posizione. Neanche qualche buon dribbling, nei pressi delle aree di rigore, schiude panorami invitanti in zona gol come si ammirano dalla sopraelevata. Il match è piacevole, il gioco fluido. Manca solo il sale del calcio, il profumo di un gol. Le difese hanno la meglio costruendo mura di cinta invalicabili. Sembrano scolpite nella pietra, resistenti come l’ardesia. Si va al riposo sullo 0-0.

Si riparte senza cambi con i nostri che fanno possesso e si distendono bene. Gli avversari restano coperti per trovare più campo per ripartire. Stavolta il sale c’è. E il meraviglioso profumo del gol si attacca sulle maglie rosse e blu dopo una manovra magistrale. Dal lato sinistro Strootman pesca Zappacosta: il 77 ne salta due come birilli, libera il tiro e realizza il vantaggio con un rasoterra da urlo. Ok, ci siamo! Il peso di buttarsi in avanti si incolla dalla parte degli uomini di Ranieri che da’ il via al valzer delle sostituzioni. Non c’è aria di macaia dalle parti del Ferraris, sotto la nuova tribuna stampa intitolata a Corti e Provenzali. Due giganti del giornalismo e dello sport ligure. Il Vecchio Balordo procede in direzione ostinata e contraria, lasciando agli altri il pallino del gioco. La Sampdoria cerca spazi come il porto con la nuova diga: un destro telefonato di Candreva termina tra le braccia di Perin. In retrovia Radovanovic, Masiello e Criscito per lunghi tratti sono roccaforti genoane come i paesini dell’entroterra. I sedici metri davanti alla nostra porta, un dedalo quasi inestricabile come i carruggi per chi viene da fuori. Il tempo passa, il Grifone non rischia. Entra Pandev. I team dimostrano una buona tenuta atletica, prima che nel finale siano spremuti come olive nel frantoio. Il pareggio si materializza con Tonelli che prende l’alta via e su un corner svetta, a un quarto d’ora dalla fine, come la statua di Mazzini a Corvetto infilando l’1-1. Gli ultimi battiti e sbuffi non lasciano traccia.

 

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04-12-2022 15:00
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