Ventidue giorni l’ultima partita, e lo tsunami che si è abbattuto, arriva un pareggio prezioso per il morale e per la classifica. Al Bentegodi finisce zero a zero. Di questi tempi, pollice su.

È pronunciata ma sterile la supremazia dei padroni di casa nella prima frazione. Pressano da tutte le parti Lazovic e compagni dopo la fase di studio. Oscurano le nostre fonti di gioco e danno ritmo all’azione. L’unica vera minaccia, al di là’ di un colpo di testa di Favilli, Perin la vive però su un diagonale velenoso di Colley deviato in angolo. Il resto è più che altro amministrazione. Noi fatichiamo a trovare spazi e ad alzare il baricentro in fase di possesso. Paghiamo la rapidità degli avversari a chiudere gli spazi, ma costruiamo le occasioni migliori con Radovanovic (filtrante di Rovella) e Pandev (servizio di Ghiglione) che sparano da posizioni invitanti. In porta Silvestri apre lo scudo e respinge al mittente. Il Verona ci prova con tentativi velleitari. Il Genoa tiene botta e si fa più audace con il passare dei minuti. Il parziale prima dell’intervallo rispecchia l’andamento e, vista l’emergenza con cui si convive, non è cosa da poco.

Nella ripresa i ragazzi di Juric spingono, ricalcano gli stessi binari per far scorrere le geometrie e collezionano angoli. Le prove si articolano in partenza con i tentativi di Favilli e Colley. Mattia tra i pali fa la guardia e intercetta. Zapata giganteggia. Il Grifo è gioco forza un cantiere aperto e l’interruzione (una settimana) degli allenamenti si fa sentire strada facendo. L’ingresso di Scamacca in attacco regala brio e vivacità. Il subentrato Kalinic gira di testa senza la precisione necessaria. Il forcing gialloblù nel finale è una manifestazione di volontà, piuttosto che una sentenza per Ghiglione e soci che se la cavano con il mestiere e con i denti. Perin dice no all’ex Salcedo con un volo da campione. Non si passa. Tutto bene quel che finisce bene.

 

 

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20-08-2022 20:45