Un giocatore ligure, Stephane El Shaarawy, di Savona, con la fascia di capitano della Nazionale. Prima volta per lui. E chissà quante volte è accaduto a un ligure, cresciuto tra le bellezze di una regione unica per i panorami mozzafiato, e scolpito, sin dalla cresta, dalla galleria del vento di questo mare. Capitano dell’Italia e di tutta la Liguria. Da Ventimiglia a Sarzana. Due gol contro la Moldova nel match di ieri nella stagione delle tre liguri in Serie A. Un record di cui andare fieri. Roba da gonfiare il petto, sciogliere le vele, prendere il largo.

C’era brezza di mare quel giorno di agosto in cui Stephane, leva ’92 poco più che bambino, calcò il campetto (a sette) di Arenzano per l’esordio nella Cantera del Genoa. Lo accompagnava il papà “che faceva il dirigente in seconda” ricorda chi era lì. I primi passi di una trafila lunghissima come certi musi con cui noi liguri ci facciamo riconoscere. Una trafila che lo porterà al triplete in rossoblù con la Primavera. Veniva dal Legino, gli stava dietro la Juve. Fu la prima dote che portò l’allenatore di allora, Michele Sbravati, attuale responsabile del settore giovanile. All’inizio dell’era Preziosi.

Il punto più alto della Piramide è occupato ora dal “Faraone”, emigrato in Cina sulle rotte di altri liguri del passato, un popolo incline per natura al commercio per riscuotere fortune sulle vie della seta. Stephane El Shaarawy, il capitano della Liguria. Un marchio che fa il giro d’Italia e del mondo, come le confezioni del pesto doc nei market internazionali. Un orgoglio per il Genoa il cui settore giovanile macina lavoro e risultati. Negli ultimi 15 anni 142 calciatori, cresciuti nel comparto, sono approdati al calcio professionistico. Una storia che profuma di buono. Come il salame di Sant’Olcese a chilometri zero.

 

 

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