Tributo a un highlander, Emanuel Fillola. O per dirla, come veniva imposto dai tempi, Emanuele Figliola. Forse l’unico superstite, alla reverenda età di 105 anni, di quella squadra che nel ’37 vinse la Coppa Italia. Il Genoa lo prelevò 21enne dal Racing Club Montevideo. Garra da oriundo e piedi di una classe sopraffina. Una colonna del Genoa di Garbutt, il mister dei mister, all’inseguimento della stella e del decimo scudetto negli anni Trenta. Su di lui e sulla permanenza a Genova, conclusa da un rientro precipitoso in Sud America ai primi refoli di guerra, sono fioriti aneddoti coloriti. Dal tentativo di appannare le lenti agli avversari muniti di occhiali, al verso delle pecore quando affrontava i rivali cittadini di allora, conosciuti con l’appellativo di lupi. Con Genta e Bigogno formò una delle mediane più forte di tutti i tempi. Vanta alcune presenze nelle Nazionali A e B di Italia e Uruguay.

 

 

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