Volare, oh oh. Dai campi alla scrivania. Pochi hanno saputo progettare una rotta così carica di gratificazioni professionali smessi i panni di calciatore, pardòn di portiere, come l’avvocato Leo Grosso. A guardia dei pali negli anni Sessanta con 160 presenze totali in rossoblù. Quella maglia scura con il colletto rosso rimane una chicca nel corredo dei numero 1 del Grifone. Tanta roba. Nato a Bra, anche se era originario di Cinzano, l’11 giugno 1943, arrivò al Genoa a 18 anni. L’anno della maturità nel liceo più rinomato di Genova. Iniziò nella De Martino con Angelo Rosso. Nell’estate del 1963 vinse la finale della Coppa dell’Amicizia Italo-Francese a San Siro con il Milan campione d’Europa. “Considero quello il vero debutto” andava ripetendo. Un riferimento qualificatissimo all’interno dell’Associazione Italiana Calciatori di cui è consigliere e dove ha ricoperto i più alti incarichi, presiedendo diverse commissioni, a margine dell’attività di avvocato nello studio situato nella centralissima via XX Settembre. E’ stato presidente della Fifpro. Il sindacato mondiale dei calciatori presente in decine di nazioni in tutto il mondo.

 

 

 

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04-12-2022 15:00
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